Le nozioni elementari di fisica e di chimica

 

CAPITOLO DI NOZIONI ELEMENTARI DI FISICA E DI CHIMICA

 

Condizione di vita delle piante. — Il calore, la luce, l’umidità deiraria e della terra, i principi fisici e chimici di essa e quelli portati dalla pioggia o dalle irrigazioni, hanno ognuno un compito speciale e devono avere tra loro un dato rapporto di quantità e di energia onde sia possibile la vita delle diverse piante.

 

Regioni botaniche. — Le esigenze diversissime delle piante spiegano l’esistenza delle diverse Regioni Botaniche o Zone Climatiche o di Flora. Ed è proprio la conoscenza di queste condizioni climatiche che ci è di guida nelle cure speciali che si devono apportare alle piante provenienti da altre regioni bisognose di un ambiente che si approssimi il più possibile a quello di origine.

 

I. L’ATMOSFERA

 

Composizione. — L’atmosfera gassosa che circonda la terra ha un compito importantissimo nel fenomeno della vita delle piante.L’aria atmosferica si compone di azoto e di ossigeno la cui proporzione è pressappoco uguale in tutte le parti del globo; contiene inoltre piccole quantità di acido carbonico, ammoniaca e quantità molto variabile di vapore acqueo.

 

Gli elementi principali che sotto diversi aspetti intervengono nella vegetazione delle piante sono: Azoto, Ossigeno e Acido carbonico.

 

  • Azoto. — L’azoto costituisce un fattore importante nell’alimentazione vegetale. Quello atmosferico viene fissato nel terreno dalle piante leguminose, che lo lasciano a beneficio delle colture susseguenti. Esso è indispensabile alla vita delle piante.
  •  

  • Ossigeno. — L’ossigeno è necessario alle piante come a tutti gli esseri viventi per assicurare il fenomeno della respirazione. Viene assorbito continuamente da tutti gli organi aerei e sotterranei. Causa del deperimento di molte piante, special-mente nei viali delle città, è il suolo troppo compatto che non lascia penetrare sufficiente aria esterna. Le piante assorbono ossigeno oltre che dall’atmosfera anche dall’acqua.
  •  

  • Acido carbonico. — L’acido carbonico entra in grandissima quantità nella composizione delle piante. Le foglie e tutti gli organi vegetali che contengono clorofilla (parti verdi) sotto l’azione della luce assorbono dall’aria l’acido carbonico, ne assimilano il carbonio e liberano un uguale volume di ossigeno. I vegetali insomma si comportano, nella respirazione, esattamente al contrario degli animali. Questa funzione per le piante verdi è la fonte prima del loro accrescimento. L’acido carbonico, indispensabile alle foglie, non è di alcuna utilità per le radici, anzi può essere nocivo se è presente nel terreno in quantità

 

II. TEMPERATURA

 

Quantità. — Ogni pianta per vegetare, svilupparsi e portare a maturanza i frutti, necessita di una data quantità di calorie.

 

Il calore influisce sulla vegetazione in due modi: per la sua intensità e per la sua durata.

 

La continua intensità di calore, oppure la mancanza di esso, possono cagionare delle azioni funeste e dannose alle piante.

 

Ogni specie di pianta per vivere, esige che la temperatura (minima e massima) si aggiri entro certi limiti, e precisamente quelli della zona climatica in cui ebbe origine e crescita spontanea.

 

    • a) Effetti del caldo. — Il troppo calore affatica la vegetazione e provoca eccesso di evaporazione che può condurre la pianta alla morte. Le piante delicate possono essere riparate con accorte ombreggiature.

 

    • b) Effetti del freddo. — Il freddo può disorganizzare parte o tutte le parti di un vegetale. Ogni specie di pianta ha capacità diversa di sopportare il freddo. È necessario quindi, per poter coltivare le piante esotiche, conoscere le temperature minime e massime dei paesi di origine. In linea generale le parti aeree soffrono maggiormente il freddo. Le gemme essendo generalmente più tenere, resistono meno dei rami, i rami meno del fusto, il fusto meno delle radici essendo queste coperte di uno strato di terra. Le piante delicate, le semine tardive o anticipate vanno difese dal freddo con paglia, stuoie o altro materiale.

       

III. LUCE

 

Necessità della luce. — Tutti i fenomeni di nutrizione e di accrescimento delle piante hanno bisogno della luce, fatta eccezione per l’assorbimento radicale e di germinazione dei semi. La luce favorisce l’azione clorofillica e la scomposizione dell’acido carbonico di cui si nutrono le piante.

 

Quantità necessaria. — La quantità di luce necessaria alla vegetazione varia secondo la specie di ogni pianta. In generale, le piante che amano poca luce, sono quelle che respirano poco. Le piante private della luce diventano lunghe, filate, anemiche, intristiscono ed in seguito muoiono.

 

La luce è quindi fattore indispensabile per la salute delle piante, specialmente per quelle in stufa o in stanzone; va data con criterio, secondo la specie, ed anche secondo il periodo del loro sviluppo.

 

IV. ACQUA ED ANNAFFIATURE

 

Indispensabilità dell’acqua. — L’acqua è assolutamente necessaria alla vita delle piante, sia perchè entra in forte proporzione nella loro costituzione, sia perchè è il veicolo della nutrizione. L’acqua consta di due elementi principali: idrogeno e ossigeno, ambedue utili alle piante. L’acqua pura deve essere incolora e senza sapore.

 

    • a) Acqua piovana. — La migliore acqua per annaffiare è quella piovana essendo la più confacente alle piante. Essa si dovrà raccogliere e conservare entro cisterne o vasche per annaffiare le piante più delicate.

      Dopo l’acqua piovana, in ordine di merito sono consigliabili le acque di sorgente, di fiume e quelle di pozzo.

 

    • b) Acqua di sorgente. — Le acque di sorgente sono ordinariamente fredde, prima di adoperarle è bene lasciarle esposte alFazione dell’aria per qualche tempo. Esse contengono in maggiore o minore quantità sali minerali, alcuni dei quali nocivi, altri utili alla vegetazione. Occorre usarle con prudenza sino a quando non si sia certi della loro bontà.

 

    • c) Acqua di fiume. — L’acqua di fiume è tanto migliore quanto più lungo è il percorso effettuato dalla sorgente, avendo avuto il tempo di aerarsi e depositare la maggior parte delle sostanze minerali contrarie alla vegetazione nonché di arricchirsi di sostanze organiche.

 

    • d) Acqua di pozzo. — L’acqua di pozzo è la peggiore, segnatamente se il pozzo è molto profondo e scavato in terreno calcareo. Prima di usare quest’acqua è bene esporla in vasche poco profonde perchè possa riscaldarsi ed ossigenarsi, per un tempo tanto più lungo quanto più profondo sarà il pozzo. Anche l’acqua potabile, essendo fredda, prima di essere usata deve riposare in vasche poco profonde onde possa riscaldarsi.

       

       

Annaffiature. — L’annaffiatura è un’operazione della massima importanza e va eseguita con criterio e cognizione, perchè possa riuscire proficua allo sviluppo regolare delle piante.

 

    • a) Quantità di acqua necessaria alle piante. — Tutte le piante hanno bisogno di acqua, in quantità maggiore o minore secondo la loro specie, il periodo vegetativo in cui si trovano e secondo il decorso della stagione. In generale le piante erbacee coltivate per le foglie, richiedono acqua più abbondante che quelle coltivate per i fiori o per i frutti. Richiedono pure una maggior quantità d’acqua nel primo periodo vegetativo che non quando il frutto incomincia a formarsi e la vegetazione a rallentare. Le piante in stato di riposo richiedono pochissima acqua. La quantità d’acqua necessaria alle piante varia anche secondo la specie, il clima e la natura del terreno dove sono coltivate. Le annaffiature fatte a tempo debito e in giusta misura, aumentano il vigore delle piante che si sviluppano normalmente sane; quando invece la quantità di acqua somministrata è insufficiente le piante intristiscono, vegetano poco e fioriscono anzi tempo. D’altra parte la eccessiva umidità farebbe sviluppare in eccesso la parte erbacea, e la pianta rimarrebbe debole e malaticcia. Le annaffiature vanno fatte con criterio. In linea di massima si irriga solamente quando le piante ne hanno bisogno, allora bisogna darne in abbondanza.

 

    • b) Momento d’annaffiare. — L’annaffiatura deve essere eseguita tenendo conto della temperatura ambientale; se essa è fresca, come in autunno e primavera, si irriga alla mattina; quando la temperatura sarà alquanto elevata, verso la fine della primavera e durante l’estate, si annaffi di preferenza alla sera, dopo il declino del sole, o alla mattina per tempo.

 

    • c) Acqua per annaffiare nelle stufe. — Per le poche annaffiature necessarie nelle stufe, durante l’inverno, l’acqua deve avere la temperatura dell’ambiente e così pure per le annaffiature da effettuarsi d’estate.A tale scopo si costruisca una vasca interna ove vi si raccoglierà l’acqua piovana proveniente dal tetto della stufa medesima.

 

 

V. TERRENO E TERRICCI

 

Terreno coltivabile. — Il terreno agrario coltivabile è quella parte superficiale della crosta terrestre disgregata attraverso i secoli, e pertanto nella possibilità di alimentare le piante che si coltivano o che crescono spontaneamente. I terreni coltivabili hanno proprietà fisiche e chimiche diversissime fra loro strettamente legate alla natura delle rocce da cui ebbero origine. Le principali caratteristiche fisiche del terreno sono le seguenti: la maggiore o minore capacità di trattenere l’acqua; assorbire e conservare i composti chimici; di riscaldarsi più o meno sotto l’azione del sole; di essere più o meno compatto, ecc. La facoltà di trattenere l’acqua varia secondo la natura del terreno. Quelli silicei (sabbiosi) assorbono l’acqua rapidamente, ma anche più rapidament e la lasciano evaporare o filtrare nel sottosuolo. I terreni vegetali, cioè quelli che contengono molto humus, trattengono ed assorbono tre volte più acqua di un terreno argilloso. L’humus assorbe, anche dall’atmosfera satura di vapore, acqua pari alla metà del suo peso; l’argilla ne assorbe solo una decima parte circa e la sabbia ancora meno. La capacità di assorbire e trattenere il calore solare è maggiore nei terreni di colore scuro che in quelli chiari. Cosicché a parità di ubicazione la terra ricca di humus sarà più calda di quella argillosa e di quella sabbiosa. La sabbia ha poca coesione e il suo volume, col calore, diminuisce di poco; al contrario, l’argilla perde col calore circa il quarto del suo volume, screpolandosi dà luogo a molta evaporazione. Il terreno ha inoltre una sua proprietà detta « potere assorbente » che è la capacità di trattenere la maggior parte delle sostanze disciolte neiracqua e fissarle in modo che non si disperdano nel sottosuolo. Queste sostanze importantissime per le colture sono : l’acido fosforico, l’azoto ammoniacale, i sali potassici e altri ancora. Il potere assorbente non è uguale per tutti i terreni ; è maggiore in quelli argillosi, minore in quelli ricchi di humus, calcarei e pressoché nullo in quelli sabbiosi.

 

Classificazione del terreno. — Praticamente i terreni coltivati vengono divisi in tre grandi categorie principali: terreni forti, terreni leggeri e terreni di mezzo impasto.

 

    • a) Terreni forti. — Sono i terreni più o meno tenaci, compatti e poco permeabili all’acqua che contengono una prevalente quantità di argilla. Un terreno forte può essere: argilloso se contiene il trenta per cento di argilla; argillo-cal-careo quando contiene, oltre all’argilla, un minimo del dieci per cento di calcare; argillo-siliceo quando contiene oltre all’argilla un minimo del trenta per cento di sabbia. Se l’elemento predominante non è l’argilla ma il calcare o la sabbia, il terreno sarà calcare-argilloso oppure siliceo-argilloso, ecc. Il terreno prevalentemente argilloso è compatto, pesante e trattiene a lungo l’acqua, conseguentemente è anche un terreno freddo; asciugandosi nei periodi di prolungata siccità, va soggetto a forti screpolature. In questi terreni le piante orti ve vegetano male.

 

    • b) Terreni leggeri. — Leggeri, sono quei terreni principalmente sabbiosi mobili, permeabili. Nei terreni leggeri la vegetazione è più attiva, ma le materie fertilizzanti contenute in esso sono facilmente dilavate dalle acque piovane o da an-naffiamento e di conseguenza sottratte alle piante. I terreni leggeri possono essere: sabbiosi se contengono in maggioranza sabbia ; siliceo-argillosi quando contengono circa il 60-70% di sabbia ed il resto di argilla. Siliceo-argil-loso-calcareo è il terreno che maggiormente si avvicina a quello ideale per le colture. Un terreno è siliceo-umifero quando oltre alla predominanza di sabbia abbonda anche di humus.

 

    • c) Terreno per colture orticole. — Il terreno che maggiormente si presta alle colture orticole è quello costituito da una miscela di argilla, sabbia e humus in quantità che si equivalgono, con poco calcare, la così detta terra franca.

 

 

Composizione del terreno. — La terra è formata da due elementi principali: quelli minerali provenienti dal disgregamento delle rocce e quelli organici, detti semplicemente humus (avanzi vegetali e animali decomposti). Gli elementi minerali principali sono: Vargilla, la sabbia ed il calcare. Essi non si trovano nel terreno, come si è visto, mescolati in parti uguali, ma l’uno e l’altro di essi ha il predominio. Così dicesi terreno argilloso se predomina l’argilla; sabbioso se predomina la sabbia, e via

 

Correzione dei terreni. — I terreni troppo tenaci si possono correggere con l’aggiunta di sabbia, terricci, letame equino fresco o marna (terreno calcareo). Quelli leggeri con l’aggiunta di argilla, fatta precedentemente seccare e ridotta in polvere e con la concimazione di letame bovino. Tutti i terreni vengono col tempo gradatamente migliorati effettuando razionali colture in rotazione e adeguate concimazioni.

 

Terricci. — Si chiama terriccio la materia derivata dalla decomposizione di sostanze vegetali e animali, ridotte col tempo in un tutto terroso, omogeneo e molle. I terricci quando sono maturi vanno messi in luoghi appositi, riparati dalle intemperie. Vi sono terricci dolci e terricci acidi. Terriccio dolce. Il terriccio dolce è quello derivato dalla decomposizione del letame di stalla, e comunque proveniente da animali. È molto usato in tutte le colture e segnatamente in quelle orticole. Si deve avere molta cura di esso, essendo uno dei migliori, serve a correggere e migliorare la fertilità degli altri terricci. Terricci acidi. I terricci acidi sono tutti quelli che provengono dalla decomposizione delle diverse materie vegetali. Se non sono ben maturi contengono molto acido carbonico e tannino, specie quelli di bosco. Prima di usarli occorre quindi lasciarli decomporre ed aerarli. I principali sono:

 

    • a) Terriccio di foglie o di bosco. — Il terriccio di foglie o di bosco è uno dei terricci più acidi, si forma naturalmente sulla superficie del terreno dei boschi essendo il derivato della decomposizione delle erbe e dalle foglie ivi cadute. Per la maggior parte delle piante orticole è da ritenersi uno dei migliori terricci, quando sia ben maturo, cioè quando tutte le sostanze vegetali di cui è composto siano completamente disfatte in humus. Si può anche preparare un terriccio acido raccogliendo le foglie del giardino in un mucchio che di tanto in tanto si rivolta perchè la massa possa prendere aria e la fermentazione effettuarsi regolarmente sino a completa trasformazione.

 

    • b) Terriccio di brughiera o di erica. — Il terriccio di erica (scopa) e di brughiera, è quello che si forma nei terreni secchi, silicei e privi di calcare, col deposito dei detriti delle piante di erica, ginestre e felci ivi vegetanti. Questo terriccio può farsi anche nel proprio giardino con zolle di terra dello spessore di 15-20 cm e con la vegetazione aerea di eriche e ginestre stratificate in modo che il tutto sembri un comune terricciato. Per facilitarne la decomposizione si volta ogni due-tre mesi e nel contempo si estraggono le parti legnose.

 

    • c) Terriccio di castagno. — Il terriccio di castagno non è altro che materiale organico decomposto neirinterno dei vecchi tronchi di castagno. Esso è molto leggero e di colore marrone rossiccio, va usato quando è molto maturo.

 

    • d) Torba. — La torba proviene dalla decomposizione di sostanze vegetali nell’acqua. Si deve usare solamente quella che ha un colore castagno rossiccio, che è fibrosa e leggerissima e non ha odore di fradicio.

 

    • e) Sfagno. — Il terriccio di sfagno è il risultato della decomposizione di quel muschio bianco che vegeta nei luoghi paludosi, detto appunto sfagno. Serve a rendere leggeri e solfici i terricci composti per le diverse colture. Lo sfagno si usa allo stato fresco specialmente per le Orchidee. E per tale coltura deve essere ripassato prima dell’uso per mondarlo delle impurezze e specialmente degli insetti, loro uova ed eventuali larve che vi fossero annidate.

 

    • f) Rena bianca. — È quella sabbia fine bianchiccia e priva di materie eterogenee. Viene usata da sola in luogo del terriccio nella moltiplicazione delle piante da stufa. Quella un po’ più grossolana, sempre pura, serve a rendere leggeri e permeabili i vari terricci composti.

 

 

I terricci composti. — I « composti » sono miscele di diversi terricci ed altre materie fertilizzanti che uniti, nelle proporzioni volute e ben amalgamati, costituiscono una terra particolarmente adatta alla coltura di determinate piante da vaso e da stufa. I composti si devono preparare qualche tempo prima del loro uso.

 

Terricciati. — I terricciati servono specialmente per le colture orti ve e per quelle piante che non hanno esigenze speciali. Si preparano con buona terra da giardino e letame fresco. Preparazione dei terricciati. — Ordinariamente si apprestano dei mucchi a forma di trapezio costituiti da tanti strati, di cm 15-20 di altezza di letame, interposti ad altrettanti di terra in modo che il primo e l’ultimo strato siano di terra; ciò per impedire l’evaporazione e la dispersione dell’azoto ammoniacale e nitrico del letame. Dopo circa sei mesi dalla preparazione si volta rimescolando tutto e ripetendo poi l’operazione ogni due o tre mesi sino a completa decomposizione del letame. Desiderando un terriccio più leggero si ammasseranno a turno uno strato di terra, uno di foglie ed uno di letame. Questi terricci sono la parte prevalente dei composti usati per la coltura in vaso della maggioranza delle piante comunemente coltivate. Si può formare un buon terriccio ammucchiando tutte le erbe e le foglie che si raccolgono in giardino. Il mucchio si rivolta poi diverse volte sino a completa decomposizione. È però un terricciato acido e va corretto, quando si rivolta il mucchio, unendo calce in polvere e letame completamente decomposto.

 

Disinfezione dei terricci. — I terricci, come si è detto, debbono essere ben decomposti; per tale trasformazione occorre molto tempo. È appunto durante questo periodo della loro maturazione che vengono invasi da una quantità di piccoli esseri, animali e vegetali, che spesso sfuggono al nostro occhio perchè microscopici e invisibili ad occhio nudo. Le piante o le sementi eventualmente attaccate da questi esseri, nonostante le nostre assidue cure, languiscono e possono morire con grave scapito dell’interessato. Ad evitare ogni possibile danno, è bene che tutti i terricci siano sterilizzati prima dell’uso. Il mezzo più pratico per sterilizzare un terriccio è quello di sottoporlo ad una temperatura che uccida spore, uova, insetti, larve, anguillule, batteri, ecc. Per ottenere ciò il più economicamente possibile occorre costruire una o due casse di metallo adattabili alla caldaia del termosifone o al fornello della stufa. In queste cassette, che devono esser costruite in modo che il calore si distribuisca uniformemente sul contenuto, si mette il terriccio da sterilizzare e si lascia per venti-quattro ore. S’intende che questa operazione va eseguita durante l’inverno, quando le stufe sono in piena funzione. Il riscaldamento non deve superare i 70 °C per non distruggere la materia organica che il terriccio contiene. Per i terricciati destinati alle grandi colture, si può praticare la loro disinfezione con iniezioni di solfuro di carbonio. Nel mucchio del terricciato si fanno alcuni fori profondi 15 cm distanziati di 40-50 cm, in essi si versa il solfuro di carbonio e si copre con terra. La dose occorrente è di circa 30-50 g ogni m3. Sarà bene dopo qualche giorno rivoltare il mucchio e ripetere l’operazione. Si possono adoperare anche capsule gelatinose al solfuro di carbonio che sono meno pericolose.

 

VI. CONCIMI

 

Necessità delle concimazioni. — Le piante assorbono dal terreno le sostanze nutritive di cui hanno bisogno per svilupparsi. È logico che dopo una coltura il terreno sia impoverito di tali sostanze. Il continuo annaffiamento delle piante in vaso impoverisce notevolmente il terreno, l’acqua asporta molta parte delle sostanze nutritive ivi contenute. Per questo è necessario effettuare le concimazioni per ridare al terreno le materie utilizzate dalle piante e asportate dall’acqua : azoto, fosforo, potassa e calcio. Tutti gli altri elementi si trovano nel terreno in

 

I concimi. — I concimi di cui si dispone per ridare la fertilità al terreno sono di due specie: concimi naturali e concimi chimici o artificiali.

 

    • a) Concimi naturali. — I concimi naturali sono quelli di origine animale e vegetale. Sono di pronta o di lenta decomposizione e ancora, ad effetto immediato oppure ritardato. Sono a pronto effetto e sollecita decomposizione: il letame o stallatico, la colombina, la pollina, il pozzo nero, il sangue secco, le crisalidi, ecc. Sono a lento effetto e lenta decomposizione: le limature di corna, di ossa, di unghie, i residui di pelletterie, lanerie, cuoifici, ecc. .

       

    • b) Stallatico. — Il fertilizzante principale, base di tutte le concimazioni è sempre il buon letame di stalla. Una volta interrato esso si trasforma prontamente in terriccio e humus. Per la concimazione non si deve usare letame fresco, appena uscito dalla stalla, ma letame disfatto che abbia ultimato o quasi la fermentazione. Solamente nei casi in cui si voglia bonificare terreni argillosi, umidi e freddi si somministra letame parzialmente indecomposto.

       

    • c) Colombina, pollina, guano, crisalidi. — Sono concimi di pronto effetto ed energici. Vanno adoperati con la massima precauzione e miscelati con terriccio o con sabbia; meglio, è farli macerare per alcuni giorni in acqua ed usare questo concio nella proporzione del 30-50% in acqua comune per irrigazione.

       

    • d) Pozzo nero. — Il pozzo nero è anch’esso di pronto effetto. La sua composizione varia a seconda della quantità d’acqua che vi è mescolata. Prima dell’uso va lasciato fermentare qualche tempo in apposita cisterna, ove, al fine di deodorarlo, si può aggiungere del solfato di ferro in ragione dell’i% circa. Si usa diluito in acqua nella proporzione del 25-S°%.

       

    • e) Sangue secco. — Il sangue secco si mescola ai terriccio si scioglie in acqua in dosi minime, essendo anch’esso molto energico e di pronto effetto.
    •  

    • f) Concimi naturali a lenta decomposizione e lento effetto. — Si usano nel giardino, solamente alla messa a dimora di piante fruttifere ed ornamentali. Vanno interrati all’atto dell’impianto, parte appena sotto le radici e parte ai lati e non mai a contatto di esse. La loro azione dura diversi anni.

 

    • g) Composizione media di alcuni concimi naturali. — Per ogni buon fine trascriviamo di seguito la composizione media dei concimi organici maggiormente in uso. NB. Le lettere a fianco dei nominativi significano: p. (di effetto pronto); mp. (effetto mediamente pronto); 1. (effetto lento).

       

 

 

Concimi chimici o artificiali. — I concimi chimici o artificiali detti anche concimi complementari, hanno il vantaggio di racchiudere in un piccolo volume una grande quantità di principi fertilizzanti, e cioè: azoto, fosforo, potassa e calce.

 

    • a) Azotati. — Tra i concimi azotati vanno messi in prima linea il nitrato di soda e il nitrato di calcio, che sono attivissimi e solubilissimi. Sono però asportati facilmente dalle piogge e dalle annaffiature; quindi il mezzo migliore per utilizzarli è di spargerli a piccole dosi in diverse riprese. Il solfato ammonico è di azione più lenta ma esso pure va somministrato gradualmente con parsimonia. I concimi azotati attivano in modo speciale la vegetazione e favoriscono lo sviluppo delle parti erbacee.

 

    • b) Fosfatici. — I concimi che forniscono il fosforo necessario alle piante sono i perfosfati. Possono essere di origine animale, minerale e chimica (scorie Thomas). I primi servono meglio per i terreni normali mentre le scorie si impiegano vantaggiosamente nei terreni poveri di calce e segnatamente in quelli acidi, ricchi di materia organica. I concimi fosfatici sono indispensabili ad ogni coltura, ed è grande errore il lesinare nel loro impiego.

 

    • c) Potassici. — Tra i concimi potassici abbiamo: il cloruro di potassa, il solfato di potassa, il salino potassico, la kainite, la leucite e la cenere di legna. I concimi potassici e fosfatici accrescono la produzione dei frutti, aumentano la loro consistenza e durata.

       

 

 

 

Concime

 

In 100 kg

 

 

Azoto

kg

Anidride

fosforica

kg

Potassa

kg

Calce

kg

Alghe marine (1.)…

0,8

0,3

o,35

_

Avanzi di lana (1.).

4-8

0,18

0,19

Bagaro (lavoraz. tonno) (1.)

4

6

•—

Canne da palude (lettiera) (1.)

1,1

0,1

0,4

Cenere di legna (mi.) ….

3,4

6-10

28-30

Cessino liquido (p.)

0,06-0,90

0,03-0,30

0,20

0,60

Colaticcio di concimaia (p.)

0,15

0,01-0,30

o,49

0,03

Crisalidi (secche) (p.)

5-10

1,70-2,17

o,35

0,80

Escrementi umani (p.) …

1,65

2,63

0,67

Foglie d’albero (miste) (1.)

0,50

0,10-0,30

0,13-0,40

0,50-2,58

Felci secche (1.) …

2,40

0,30-040

1,70-2,70

0,50-2,58

Fuliggine (mp.)….

Letame di stalla bovino

2,21

0,50

fresco (mp.)

0,38

0,18

o,45

0,50

Letame fermentato (mp.) .

0,40-0,50

0,25

0,50-0,60

0,70

Letame molto ferm. (mp.). Letame di cavallo con let

0,58

0,30

0,50

0,83

tiera (mp.)

0,58

0,28

o,53

0,21

Letame di porcile (mp.) . .

0,45

0,19

0,60

0,08

Letame di pecora (mp.) . .

0,83

0,23

0,67

o,53

Lupini (semi) (mp.)

5,24

0,70

0,82

Orine di cavallo (p.)

1,05

0,10

0,16

Orine di vacca (p.)

0,32

0,21

0,15

Paglia di frumento (1.) . ..

0,48-0,56

0,22

0,63

0,27

Paglia di avena (1.)

0,56

0,28

1,02

o,4

Paglia di orzo

0,64

0,19

1,07

o,33

Paglia di riso (1.) ..

0,60

0,30

1,20

0,20-0,54

Paglia di segale (1.)

0,40-0,56

0,25-0,28

0,86-1,17

0,31-0,40

Panello di ricino (mp.) . . . Panello di colza e ravizzo

4,46-7,55

1,81-2,80

i,49

 

ne (p.)….

4,34-6,14

1,73-2,83

1,40

Pula di frumento (1.) ….

0,72

0,40

0,64

0,20

Pula di riso (1.) …

0,50

0,17

°,I4

0,09

Peli e crini (1.) ….

10-17

1,10-1,40

Piume e penne (1.).

17,80

 

Ritagli unghie e corna (1.)

8,20-16

9,oo

6,60

Ritagli di cuoio (1.)

2,48-9

0,10

Sterco di pollo (pollina) (p.) Sterco di piccioni (colombi

2,27

1,48

0,85

2,40

na) (p.)…

Sterco di pecora

6,30-8,30

4,40

1,00

1,63

no) (p.)…

1,80

2,23

0,67

o,33

Sangue secco (p.) ..

5,40-13,90

0,50-1,50

0,60-0,80

1,40

Spazzature di città (1.) …

0,039

0,045

o,1

o,53

Steli di granoturco (1.)….

0,48

0,28

1,20

0,40

Torba (1.) …

0,64-2,50

0,90

0,08

Vinacce (1.) .

0,80-1,80

0,25-0,43

0,20-1,60

 

 

 

    • d) Calcari. — Fra i concimi calcici si annoverano : il gesso, la calce sfiorita, la marna e i calcinacci. Servono a disgregare le materie organiche ed a facilitare il processo di nitri-ficazione. Inoltre correggono l’acidità del terreno e rendono meno compatti i terreni argillosi e tenaci, tanto che vengono chiamati correttivi piuttosto che concimi.

 

    • e) Composizione di alcuni concimi chimici. — Trascriviamo la composizione dei concimi chimici maggiormente in uso, per agevolarne il loro razionale impiego.

       

      NB. Le lettere a fianco dei nominativi significano: p. (di effetto pronto) ; mp. (effetto mediamente pronto) ; 1. (effetto lento).

       

       

 

 

   

In 100 kg

 

Concime

Azoto

kg

Anidride

fosforica

kg

Potassa

kg

Calce

kg

Perfosfati minerali (1.) ….

 

14-22

 

20-30

Perfosfati d’ossa (1.)

i,3

16-18

20-30

Scorie Thomas (1.) .

 

12-18

40-50

Solfato ammonico (mp.) ..

20-21

 

Nitrato ammonico (p.) …

33-35

.—

Nitrato di calcio (p.)

13-14,5

28-30

Nitrato di soda (p.)

15-16

Calciocianamide (mp.) ….

15-16

46-50

Fosfato biammonico (mp.)

15-16

47-49

 

Solfato potassico (1.)

 

Cloruro potassico (1.)

48-50

Cainite (1.) ..

50-52

vSalino potassico (1.)

12-14

Leucite (1.)..

45-50

Gesso agrario (1.)…

~

 

8-10

30-40

 

 

Composti e miscele. — Le piante avendo esigenze diverse da specie a specie, occorre quindi somministrare a ciascuna quantità e qualità di concimi diversi per crescerne e favorirne lo sviluppo. Oggi si trovano in commercio miscele di concimi per giardinaggio adatte alle diverse esigenze delle principali colture. Si acquistino però queste miscele con garanzia di analisi del contenuto, solo da ditte serie o da consorzi agrari. Per l’uso, di questi concimi occorre che il giardiniere si attenga scrupolosamente alle istruzioni annesse ai sacchetti. Da qualche anno sono stati posti in commercio dei speciali concimi complessi che contengono tutti gli elementi indispensabili alla vita delle piante, nonché particolari sostanze antiparassitarie e stimolanti che ostacolano lo sviluppo delle larve, degli insetti vari, dei germi nocivi, delle muffe, dei batteri, ecc. dannosi al sistema radicale delle piante. Questi prodotti stimolano la vegetazione delle piante deperenti per clorosi, marciume radicale, erosioni, ecc. provocate da insetti e parassiti in genere. Sono cioè dei concimi complessi che alla azione fertilizzante e antisettica uniscono quella di stimolante della vegetazione.

 

    • a) Come si possono miscelare i diversi concimi. — Alcuni concimi mescolati fra loro dànno origine a reazioni che annullano o diminuiscono il potere fertilizzante; è necessario quindi attenersi alle miscele che si possono eseguire senza alcuna perdita; le principali sono:

 

Perfosfato, si può miscelare senza inconvenienti col solfato ammonico, con i concimi potassici e col gesso. Solfato ammonico, col perfosfato, con i concimi potassici escluso il salino, e col gesso. Nitrato ammonico, coi concimi potassici e col gesso. Nitrato di calcio, col gesso, con concimi potassici solo poco prima deir uso, mai col perfosfato. Calciocianamide col salino potassico, e solo qualche ora prima dello spandimento col gesso e perfosfato. Solfato e Cloruro potassico, col perfosfato, col solfato ammonico, col gesso; al momento dell’uso con la calciocia-namide ed il nitrato di calcio. Gesso, con tutti i concimi. Letame, con tutti i concimi escluso gli azotati ammoniacali

 

    • b) Come si spargono e si usano i concimi. — In giardinaggio sarà bene usare i concimi chimici preferibilmente sciolti nell’acqua e ciò specialmente per le piante in vaso, così agiscono più prontamente. Si usano allo stato naturale solo per le grandi estensioni. Non si concimino mai le piante con soluzioni fertilizzanti quando il terreno è molto asciutto; non si span-dino concimi in polvere quando le piante erbacee sono bagnate.

 

 

Nelle concimazioni si procede sempre per gradi e le dosi indicate per le piante adulte vanno razionalmente ridotte per le piantine che si trovano nel primo periodo del loro sviluppo. In linea di massima è raccomandabile fare uso di piccole dosi a brevi intervalli di 8-10 giorni.

 

Il concime viene così meglio utilizzato dalle piante, e non si corre il rischio di perdere il risultato delle proprie fatiche. Queste precauzioni si devono osservare con speciale riguardo ai concimi di pronto effetto. Non si devono, assolutamente, mai irrorare con soluzioni concimanti le piante appena trapiantate, invasate o rinvasate.

 

I concimi chimici composti se usati con criterio, secondo le istruzioni suggerite dalla tecnica, conducono sempre a risultati più che soddisfacenti.

 

Le piante necessitano per il loro regolare sviluppo di una concimazione appropriata. Le loro particolari esigenze sono varie e il coltivatore deve assecondare le esigenze variando la quantità e la qualità a seconda del caso.

 

Così per tutte le piante di cui si utilizzano le parti erbacee, sia per Talimentazione che per la decorazione (cavoli, cicorie, carciofi, lattughe, spinaci, alternanthera, coleus, iresine, ecc.), si dovranno usare concimi prevalentemente azotati; quindi somministrazioni abbondanti di letame e concimi chimici azotati (nitrato di soda, n. di calcio, solfato ammonico, ecc.).

 

Le piante bulbose sia quelle coltivate per l’alimentazione che quelle che si utilizzano i fiori (aglio, barbabietola, cipolle, patate, carote, gladioli, giacinti, tulipani, ecc.), richiedono terreni lautamente concimati con letame decomposto essendo il letame fresco ad esse nocivo. Per queste colture si somministreranno perfosfati e sali potassici e poco concime azotato all’inizio della vegetazione.

 

Tutte le altre piante di cui si utilizzano fiori, semi e frutti debbono essere ingrassate con letame ben decomposto (terriccio) e concimazione chimica completa. Le leguminose in genere hanno minori esigenze di azoto in quanto lo fissano al terreno esse medesime utilizzando quello dell’aria.